A.C.2773
Grazie, Presidente. La modifica dell'intesa tra Stato italiano e Unione induista italiana, che ci apprestiamo a votare, come altre intese, come altre correzioni, non riguarda soltanto una norma tecnica - lo vogliamo anche sottolineare - ma rappresenta anche la manifestazione concreta dei valori che la nostra Costituzione, in forza dell'articolo 8, afferma con parole semplici e potenti: tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. La modifica che oggi discutiamo è puntuale, porta alcuni riconoscimenti di titoli di studio accademici in studi induisti e contemplativi e nelle altre discipline religiose rilasciati da istituti con personalità giuridica operanti sul territorio italiano. È uno di quei passi per permettere a chi vive qui e professa una religione territorialmente minoritaria di sentirsi pienamente accolto e libero di professare la propria religione. E questo non è poco.
Noi sappiamo che l'induismo è una delle grandi tradizioni spirituali dell'umanità, una delle più antiche, in migliaia di anni ha generato filosofia, arte, meditazione, letteratura e anche tanti cittadini italiani che non professano questa religione l'hanno conosciuta attraverso alcune pratiche, come il karma yoga, tanti aspetti che si sono sviluppati nella loro presenza in Italia. In questo senso, anche questo accordo va in questa direzione. Credo che approvare questa intesa sia un richiamo per tutti noi a ricordare la pluralità del tempo che viviamo, a ricordare anche la grandezza di un Paese come il nostro che accoglie e prevede che tutti possano professare liberamente e pienamente il proprio credo e la propria religione e che ci ricorda che ormai l'Italia è un Paese plurale, in cui convivono persone con storie, culture e tradizioni diverse e che dobbiamo essere felici che il nostro Stato preveda anche per legge il fatto che esista una parità tra queste persone nella quotidianità. Per questo voteremo a favore di questo accordo.